Alimentatore

L'alimentatore è un apparato elettrico che serve a raddrizzare in uscita la tensione elettrica in ingresso, in modo da fornire energia elettrica adattandola all'uso di altre apparecchiature elettriche, modificando eventualmente anche i livelli di tensione e corrente, e dunque potenza, in uscita attraverso un trasformatore.

Ampère

L'ampere (simbolo: A, talvolta informalmente abbreviato con amp) è l'unità base Sistema Internazionale usata per misurare l'intensità della corrente elettrica. Essendo una delle sette unità fondamentali del Sistema Internazionale, tutte le altre unità elettromagnetiche sono derivate da essa. Per definizione, un ampere è l'intensità di corrente elettrica che, se mantenuta in due conduttori lineari paralleli, di lunghezza infinita e sezione trasversale trascurabile, posti a un metro di distanza l'uno dall'altro nel vuoto, produce tra questi una forza pari a 2 x 10 newton per metro di lunghezza.
L'ampere prende il nome dal francese André-Marie Ampère, uno dei principali fisici che studiò l'elettromagnetismo.

Bassissima tensione

La bassissima tensione ha valori di tensione tali da non costituire un rischio di folgorazione.
Si definisce bassissima tensione l'intervallo di tensione elettrica compreso:

  • In corrente alternata: pari o inferiore a 50 volt (valore efficace)
  • In corrente continua: pari o inferiore a 120 volt non ondulata

I sistemi elettrici in bassissima tensione, anche detti di categoria zero, possono essere classificati in:

  • SELV (Safety Extra Low Voltage), in italiano bassissima tensione di sicurezza): alimentazione da fonte autonoma (batteria) o trasformatore con doppio isolamento di sicurezza. Non deve assolutamente esistere il collegamento verso terra (classe III) e deve essere garantito l'isolamento da ogni altro circuito tramite doppio isolamento o schermo metallico messo a terra. Per questi ultimi due motivi deve essere impossibile connettere la spina di un sistema SELV ad una presa di qualunque altro sistema.
  • PELV (Protective Extra Low Voltage): molto simile al precedente con la differenza di avere un punto del circuito connesso al potenziale di terra. Meno sicuro del precedente, si rende necessario dove per motivi funzionale sia indispensabile la messa a terra.
  • FELV (Functional Extra Low Voltage): sebbene siano presenti tensioni nominali rientranti nella definizione bassissima tensione, in questi sistemi non è garantito l'isolamento di sicurezza da sistemi in bassa tensione. L'impiego di sistemi FELV si ha laddove siano necessarie bassissime tensioni per motivi funzionali (es. servosistemi) ma non sia previsto il contatto diretto da parte dell'uomo, che deve essere impedito tramite opportuna protezione IP ed isolamento.

La normativa di riferimento è la CEI 64-8 parte 4

Categoria zero

vedi: bassissima tensione

Corrente Alternata

La corrente alternata (CA o AC dall'inglese: Alternating Current) è una corrente elettrica caratterizzata da un alternarsi di pulsazioni positive e pulsazioni negative. In Europa l'energia elettrica viene distribuita sotto forma di corrente alternata sinusoidale a frequenza costante di 50 Hz.

L'utilizzo della corrente alternata deriva dal fatto che

  • il trasporto (soprattutto su lunghe distanze) di elevate potenze elettriche è molto efficiente se effettuato ad elevate tensioni, queste ultime raggiungibili abbastanza facilmente con l'utilizzo di trasformatori
  • gli alternatori sono costruttivamente più semplici e hanno rendimento più elevato rispetto alle dinamo
  • in corrente continua non è possibile sfruttare i vantaggi di un sistema trifase

Corrente Continua

La corrente continua (CC o DC dall'inglese: Direct Current) è caratterizzata da un flusso di corrente di intensità e direzione costante nel tempo. In una corrente continua gli elettroni fluiscono sempre nello stesso senso all'interno del circuito, quindi ruoteranno/circoleranno sempre nello stesso verso.

In molti dispositivi l'acronimo per indicare la corrente continua è DC (Direct Current), oppure si utilizza il simbolo di una linea continua (—) affiancata a tre linee più corte (---), per la corrente alternata si utilizza invece AC (Alternating Current) o il simbolo (~). In un sistema in corrente continua, a differenza di uno in alternata, è molto importante rispettare il verso della corrente, ovvero la polarità. Esiste infatti nelle batterie un polo positivo e uno negativo, che devono essere correttamente collegati al carico. Molti circuiti elettronici, se alimentati erroneamente, possono guastarsi, in particolare se non sono protetti da un diodo antinversione.

CRI (Acronimo di Color Rendering Index)

Vedi: Indice di resa cromatica.

Diodo

Il diodo è un componente elettronico passivo non-lineare a due terminali (bipolo), la cui funzione ideale è quella di permettere il flusso di corrente elettrica in un verso e di bloccarla totalmente nell'altro, la qual cosa viene realizzata ponendo dei vincoli (contatti metallici) alla libertà di movimento e di direzione dei portatori di carica.

Da questa struttura iniziale si sono evoluti nel tempo sia componenti con struttura più complessa basati su un principio differente, come i diodi a tempo di transito, sia nuovi dispositivi a tre terminali, come gli SCR e i triac, che hanno abbandonato il nome di "diodo".

Esistono diversi tipi di diodo, tra i quali i LED. Questi emettono luce visibile se polarizzati direttamente: di solito vengono usati per segnalazione su pannelli di controllo e come spie luminose, oppure come trasmettitori per telecomandi e fibre ottiche. Di recente sono stati sviluppati modelli ad alta luminosità adatti per illuminotecnica, e già oggi esistono in commercio numerosi apparecchi di illuminazione che utilizzano i LED come sorgenti in alternativa alle tradizionali lampade ad incandescenza e alle lampade fluorescenti, con grossi vantaggi in termini di risparmio energetico, durata e resa cromatica. La loro tensione di polarizzazione diretta varia a seconda della lunghezza d'onda della luce che emettono, ed emettono tanta più luce quanta più corrente li attraversa: in genere è necessario una corrente minima di 4 mA (corrente di soglia) perché possano emettere luce in quantità percettibile.
La corrente varia in funzione del tipo di led impiegato. I diodi LED normali richiedono di media 15 mA per emettere una buona luminosità. Nel caso di LED HL (alta luminosità) la corrente sale fino a valori di circa 20-25 mA. LED di nuova concezione, ad altissima luminosità sono in grado di assorbire correnti di molti ampere; per questi, è previsto l'accoppiamento meccanico di un dissipatore di calore.

FELV (Acronimo di Functional Extra Low Voltage)

vedi: bassissima tensione

Hertz

L'hertz (simbolo Hz = 1/s) è l'unità di misura del Sistema Internazionale della frequenza. Prende il nome dal fisico tedesco Heinrich Rudolf Hertz che portò importanti contributi alla scienza, nel campo dell'elettromagnetismo.
Un hertz significa uno al secondo: 50 Hz -> cinquanta al secondo, 100 Hz -> cento al secondo, e così via. L'unità può essere applicata a qualsiasi evento periodico. Per esempio, si può dire di un orologio che ticchetta a 1 Hz.

Indice di resa cromatica (IRC o CRI)

L'indice di resa cromatica (IRC o Color Rendering Index - CRI - in inglese) di una sorgente luminosa indica la misura di quanto naturali appaiano i colori degli oggetti da essa illuminati.

LED

Acronimo inglese di light emitting diode; è un dispositivo optoelettronico che sfrutta le proprietà ottiche di alcuni materiali semiconduttori per produrre fotoni attraverso il fenomeno dell'emissione spontanea, ovvero a partire dalla ricombinazione di coppie elettrone-lacuna. Il primo è stato sviluppato nel 1962 da Nick Holonyak Jr..

Il led può avere un'emissione luminosa:

  • Continua: il led emette costantemente luce.
  • Intermittente: il led emette luce a intervalli di tempo regolari, cosa ottenibile con circuiti astabili o con led intermittenti.

Lumen (flusso luminoso)

Il lumen (simbolo: lm) è l'unità di misura del flusso luminoso.
Equivale al flusso luminoso visibile emesso da una sorgente isotropica con intensità luminosa di 1 candela in un angolo solido di 1 steradiante.
La misura del flusso luminoso visibile è basata sulla curva di sensibilità dell'occhio alla radiazione luminosa ed è minore della potenza radiante emessa.
Lux e lumen sono due diverse misure del flusso luminoso. Il lumen è una misura della "quantità di luce" su una sfera unitaria (incentrata sulla sorgente); il lux è invece una misura relativa all'area illuminata piana tangente la porzione sferica. 1 lumen su un'area di 1 m2 corrisponde ad 1 lux, mentre lo stesso lumen concentrato in 1 cm2 corrisponde a 10.000 lux.

Lux

Il lux (simbolo lx) è l'unità di misura per l'illuminamento, accettata dal Sistema Internazionale. Un lux è pari a un lumen fratto un metro quadrato.
È un'unità di misura relativa alla luce visibile, e pertanto dipendente dalle caratteristiche dell'occhio umano, attraverso la curva di sensibilità dell'occhio alla radiazione luminosa.
Alcuni dati di illuminamento per dare un'idea di quanto vale un lux:

  • la luce del Sole mediamente varia tra i 32.000 lx (32 klx) e i 100.000 lx (100 klx);
  • la luce della Luna è pari a circa 1 lx;
  • la luce di una stella luminosa è soltanto 0,00005 lx (50 µlx);
  • sotto i riflettori degli studi televisivi si hanno circa 1.000 lx (1 klx);
  • in un ufficio illuminato secondo l'attuale normativa europea Uni En 12464 vi sono 500 lx.

Newton

Il newton (simbolo: N) è un'unità di misura della forza; fa parte delle unità di misura derivate del Sistema internazionale di unità di misura. Il newton prende il nome da Isaac Newton come riconoscimento per il suo lavoro nella meccanica classica. Venne adottato dalla Conférence générale des poids et mesures (conferenza generale dei pesi e delle misure) nel 1960. Viene definita come la quantità di forza necessaria per imprimere a un chilogrammo di massa un'accelerazione di un metro al secondo quadrato.

Pcb (Acronimo di Printed Circuit Board)

In elettronica, con il termine circuito stampato si intende una tipologia di componente elettrico utilizzato per la realizzazione dei moderni circuiti elettronici come ad esempio schede elettroniche.
Questi circuiti stampati vengono adibiti alle seguenti funzioni:

  1. collegamento elettrico tra i vari componenti elettronici, in modo da costituire un vero e proprio circuito elettrico propriamente detto;
  2. supporto meccanico per i componenti e gli accessori (dissipatori, connettori, ecc...), in modo da costituire un sistema nel quale ogni componente trova una precisa posizione geometrica. Inoltre la lavorabilità meccanica del supporto consente la sagomatura dei bordi (mediante fresatura o tranciatura) in modo da consentire l'alloggiamento meccanico del circuito stampato in contenitori anche di forma complessa.

A seconda del tipo di substrato e di processo produttivo, il circuito stampato può essere definito rigido, flessibile o rigido-flessibile, costituito da parti rigide collegate tra loro da sezioni flessibili.
A seconda del numero degli strati conduttivi presenti nel circuito stampato il processo produttivo diventa progressivamente più complesso e costoso. In base alla complessità tecnologica, proporzionale al numero di strati, si parla di:

  • "monofaccia" o "monorame" (un solo strato conduttivo)
  • "doppia faccia" o "due strati" (due strati conduttivi)
  • "multistrato" (nella maggior parte delle applicazioni di numero compreso tra 4 e 8 strati, ma è possibile anche realizzare 20 o più strati)

PELV (Acronimo di Protective Extra Low Voltage)

vedi: bassissima tensione

RGB (Acronimo di Red Green Blue)

È il nome di un modello di colori le cui specifiche sono state descritte nel 1931 dalla Commission internationale de l'éclairage (CIE). Diversamente dalle immagini a livelli di grigio, tale modello di colori è di tipo additivo e si basa sui tre colori rosso (Red), verde (Green) e blu (Blue), da cui appunto il nome RGB, da non confondere con i colori primari sottrattivi giallo, ciano e magenta. Un'immagine può infatti essere scomposta, attraverso filtri o altre tecniche, in questi colori base che, miscelati tra loro, danno quasi tutto lo spettro dei colori visibili, con l'eccezione delle porpore.
L'RGB è un modello additivo: unendo i tre colori con la loro intensità massima si ottiene il bianco (tutta la luce viene riflessa). La combinazione delle coppie di colori dà il ciano, il magenta e il giallo.

SELV (Acronimo di Safety Extra Low Voltage)

vedi: bassissima tensione

Temperatura di colore

È un termine usato in illuminotecnica, in fotografia e in altre discipline correlate per quantificare la tonalità della luce. Si misura in kelvin.
La scelta della temperatura di colore spesso dipende dal gusto personale, dalle abitudini del proprio paese, dall’architettura dei luoghi e dalla percezione soggettiva.
Sono disponibili lampadine con tonalità da 2700 kelvin (luce molto calda) a 6500 kelvin (luce molto fredda).
Le lampadine alogene sono caratterizzate da una luce brillante, molto simile alle lampadine a incandescenza. Le fluorescenti compatte sono disponibili in diverse tonalità di luce, da quelle calde a quelle fredde. Le lampadine LED sono disponibili sia nella tonalità calda che fredda, oppure colorate.

Volt

Il volt è l'unità di misura del potenziale elettrico e della differenza di potenziale nel Sistema Internazionale.
Ha questo nome in onore di Alessandro Volta, che nel 1800 inventò la pila voltaica, la prima batteria elettrochimica. Negli anni 1880, l'International Electrical Congress (Congresso Elettrico Internazionale), ora l'International Electrotechnical Commission (IEC), approvò il volt (come unità di misura) per la forza elettromotrice.
Il simbolo del volt è V.

Watt

È l'unità di misura della potenza del Sistema Internazionale. Il simbolo è W.
Un watt equivale a 1 joule al secondo (1 J/s) ed è equivalente, in unità elettriche, a un volt per ampere (1 V · A), o a 1 N · m/s (newton per metri al secondo).
Il watt prende il nome da James Watt per il suo contributo nello sviluppo della macchina a vapore.

[Fonte: Wikipedia.org]